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sabato 25 marzo 2017

ZUCCHERI E TUMORI

Interessante articolo sul metabolismo della cellula tumorale: QUI

domenica 19 febbraio 2017

sabato 21 gennaio 2017

sabato 24 dicembre 2016

domenica 11 dicembre 2016

MARKERS TUMORALI: QUANTO SONO UTILI?

Interessante video che fa luce su una scoperta scientifica tutto sommato non proprio e non sempre basilare: QUI




venerdì 9 dicembre 2016

MIT e HPV: STUDIO CLINICO

IMPIEGO DELLA MICROIMMUNOTERAPIA
NELLE INFEZIONI DA HPV A RISCHIO ONCOLOGICO






Cosa è la Microimmunoterapia?
La microimmunoterapia è un sistema di cure omeopatiche specifiche per patologie correlate a disfunzioni del sistema immunitario.
L’immunoterapia a dosi infinitesimali, o microimmunoterapia, è un sistema di cure omeopatiche specifiche per patologie correlate a disfunzioni del sistema immunitario, sia in senso di deficit funzionale sia in senso di iperattività. L’immunoterapia a dosi infinitesimali si basa sulla somministrazione di sostanze ad azione immunomodulante opportunamente diluite e dinamizzate; si tratta soprattutto di acidi nucleici, citochine e anticorpi monoclonali.
A dosi ponderali le sostanze immunomodulanti hanno la capacità di agire sul sistema immunitario favorendone una stimolazione o una inibizione; il loro utilizzo in medicina allopatica è però notevolmente limitato dai numerosi effetti collaterali. Utilizzando invece gli immunomodulanti in diluizioni omeopatiche possiamo regolare l’attività del sistema immunitario in modo più sicuro senza sensibili effetti tossici.
È noto che numerose patologie sono correlate ad alterazioni congenite o acquisite del sistema immunitario, in particolare patologie infettive (soprattutto da patogeni intracellulari quali i virus), patologie neoplastiche e patologie autoimmuni.
Nel corso degli studi sull’immunologia umana effettuati dal Dott. M.Jenaer e dal Dott. B.Marichal si è evidenziato un parallelismo a livello immunitario tra pazienti cancerosi e pazienti affetti da patologie virali aggressive: in entrambi i casi c’è una scarsa attività del sistema immunitario.
Nel caso delle malattie virali aggressive le cellule immunitarie e gli anticorpi non riescono ad eliminare completamente le cellule infettate e per questo tali patologie tendono spesso a recidivare e/o a cronicizzare; lo stesso discorso vale anche per altri patogeni intracellulari come batteri (Clamydie, Micobatteri) e protozoi (Toxoplasma).

Nel caso dei tumori il sistema immunitario non ha effettuato una adeguata azione di sorveglianza della proliferazione cellulare, permettendo la crescita di cloni cellulari mutati che danno origine a neoplasie maligne; nei casi di tumore avanzato si verifica un ulteriore deficit immunitario dovuto sia all’espansione tumorale (con cachessia) sia all’azione della chemio e radioterapia.
Sia nel caso delle patologie infettive che nel caso delle patologie tumorali il ricorso all’immunoterapia a dosi infinitesimali ha lo scopo di stimolare l’azione del sistema immunitario sia cellulo-mediato che anticorpale.


Utilità della Microimmunoterapia nelle infezioni da HPV a rischio oncologico

Questa patologia a trasmissione sessuale, ancorché nota poiché assai diffusa, merita tuttavia un approfondimento per il quale rimando a questo link: https://it.wikipedia.org/wiki/Virus_del_papilloma_umano#Cancerogenicit.C3.A0_dell.27HPV

Considerata la discutibile efficacia della profilassi vaccinale, foriera peraltro di effetti avversi spesso severi, abbiamo deciso di avviare uno studio clinico sul trattamento delle infezioni HPV ad alto rischio oncogeno utilizzando proprio la Microimmunoterapia.

Quanti fossero interessati possono contattarci al numero +393333942207 da lunedì a venerdì dalle ore 11 alle 12.


Dott. Giancarlo Cavallino – Medico Omeopata – Genova IT
Responsabile G.R.O.I. - Gruppo Ricerca Oncologica Integrata




domenica 13 novembre 2016

MITOCONDRI E NEOPLASIE

Nella genesi di un tumore si ritiene siano implicati geni che vengono divisi in due categorie: oncogeni ed oncosoppressori. I geni oncosoppressori codificano per proteine che limitano la crescita cellulare ed impediscono alle cellule di diventare maligne. Gli oncogeni invece codificano per proteine che favoriscono la perdita del controllo della crescita cellulare e la conversione alla malignità. È stato provato che gli oncogeni e gli oncosoppressori non solo sono determinanti per la crescita e il tipo di tumore, ma possono anche determinare alterazioni nel metabolismo della cellula affetta. Le cellule neoplastiche consumano elevate quantità di glucosio; è stata osservata in alcune cellule tumorali un’aumentata attività di due enzimi. Uno di questo, l’esochinasi, è un enzima determinante per l’inizio della glicolisi; il secondo, chiamato esochinasi II, è localizzato a livello della membrana esterna dei mitocondri, e sembra che sia coinvolto sia per procurare un accesso più rapido all’ATP prodotta nel mitocondrio, sia per proteggere la via glicolitica attiva dall’azione dell’enzima limitante glucosio-6-fosfatasi. Sebbene non sia confermato che l’aumentato tasso di metabolismo glicolitico aerobio abbia un ruolo fondamentale nella crescita della cellula tumorale, si è ipotizzato che i cambiamenti nel metabolismo mitocondriale possano conferire comunque un vantaggio alle cellule tumorali di crescere.
Mentre deve ancora essere provato il ruolo delle mutazioni a carico del mtDNA nella genesi dei tumori, alcune mutazioni a carico di geni nucleari che codificano per enzimi mitocondriali pare predispongano alla genesi di alcuni tipi di neoplasia.
In particolare, mutazioni a carico del gene per la succinato deidrogenasi, il secondo complesso della catena respiratoria mitocondriale, sembrano implicate nell’insorgenza di tumori ereditari come il paraganglioma. Questo è un raro tumore, nella maggior parte dei casi benigno, a carico delle cellule neuroendrocrine dei paragangli, piccole formazioni localizzate a livello del collo, del cranio (in particolare lungo il decorso di alcuni nervi situati nell’orecchio medio, alla base del cranio e lungo la carotide), addome e torace. Molti casi familiari sono causati da mutazioni nei geni che codificano per le subunità della succinato deidrogenasi.